Da sempre amanti della terra e della natura. Nel 1998 inizia la nostra avventura nella più tipica coltivazione del luogo in cui stiamo: l’ulivicoltura.
Era ora di riprendere la coltivazione di terreni di famiglia, trascurati a favore di altre attività e incolti da anni. Iniziata l’attività di coltura di fronde ornamentali, che poteva assicurare nell’immediato i mezzi per proseguire il sogno, eccoci impegnati nella parte più difficile e faticosa.
L’impresa si presentava davvero ardua: piante secolari di ulivo, alte più di trenta metri, erano ormai pressocché irriconoscibili, perché negli anni di mancata coltivazione erano state avvolte e ricoperte da erbe infestanti, che le soffocavano nelle loro “spire” sino all’apice.Come nella foto qui a fianco
I terreni in questione erano pressoché inaccessibili anche a piedi, perché invasi dai rovi, le strade interpoderali in molti punti scomparse, i confini incerti.
Ma, presa una decisione, non bisogna scoraggiarsi; figurarsi se potevamo tirarci indietro di fronte a qualche ettaro di erbacce! così, a colpi di ruspa (il machete infatti non sarebbe bastato), abbiamo iniziato a farci strada tra i rovi ed ecco, un poco alla volta, tornare alla luce un paesaggio antico che pareva scomparso per l’incuria, dove non soffocato dal cemento. Ecco trovati e restaurati i vecchi muri a secco, veri prodigi di statica, costruiti solo con pietre squadrate, scelte accuratamente e sistemate una ad una a formare quel tipico paesaggio ligure, che gli attuali progettisti possono solo malamente imitare con i loro muri in “cemento con pietra faccia a vista”. Ecco ripristinare le mulattiere e le stradine interpoderali di collegamento e, soprattutto, le piante di ulivo, le cui antiche fronde erano ormai ridotte a sparuti ciuffi posti all’apice di lunghissimi e sterili tronchi.

Non restava altro che operare un drastico taglio “al ceppo” delle piante. Detto fatto: in breve sul terreno ripulito spiccavano i tronchi, tagliati ad un metro da terra, a formare uno strano paesaggio brullo e quasi “postbellico”. Tuttavia ecco che già l’anno successivo la drastica potatura subita, tutto intorno ai mozziconi di tronco, spuntavano i primi polloni (nuovi getti) e ben presto ricompariva il classico colore verde-argento delle foglie di ulivo. Adesso bisognava scegliere i polloni migliori e, tagliando gli altri, assicurare e favorire la loro crescita.
Nel giro di quattro anni le piante così trattate ci hanno assicurato una ottima resa e soprattutto nessun pericolo durante il raccolto, che ora si può effettuare comodamente da terra e non più salendo sugli alberi a rischio della vita, come facevano i nostri e come ancora oggi, purtroppo, avviene troppo spesso.
In Liguria ogni anno si verificano numerosi infortuni, non di rado mortali, durante la stagione del raccolto delle olive, poiché c’è tuttora chi si ostina ad abbacchiare le piante “in quota”, ossia arrampicandosi anche sino a venti-trenta metri da terra. Ecco come si presentano le piante a soli nove mesi dalla prima drastica potatura (foto precedente) e come sono in piena produzione a distanza di 4/5 anni.






